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PITCAIRN: l'Isola degli orrori

PITCAIRN: l'Isola degli orrori

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Rating: 4.2; Vote: 5
Le Isole Pitcairn sono tra i luoghi abitati più remoti del nostro pianeta. Territorio d’oltremare del Regno Unito, questo arcipelago dispone di un unico insediamento umano: Adamstown, sito sull’isola di Pitcairn, che non ha né un porto, né un aeroporto. Qui, una trentina di abitanti vive di francobolli, domini internet e turismo, e discende direttamente da un gruppo di ammutinati inglesi e donne tahitiane. La storia moderna di Pitcairn, infatti, inizia con il ben più noto ammutinamento dell’HMS Bounty, verificatosi nel 1789. Oggi, raccontiamo la storia del capo di quegli ammutinati, Fletcher Christian, e degli inquietanti eventi che hanno riguardato, e riguardano tuttora, gli abitanti di Pitcairn Pitcairn: bravi, raccontato con Pathos, complimenti, anche 4 mila anni fa' nel mondo mediorientale, anche sotto le soglie dei pitchernesi, grazie Nova lectio, sul capitano shakelton mi piacerebbe un video.
Date: 2024-03-12

Comments and reviews: 5


LA topaz. A Milano e Bolo significherebbe la barca dei tossicodipendenti, o meglio, La tossica.
Speriamo non abbiano sofferto troppo, ho letto di orrori.
Sentiamoci questa nuova, gradita, lezione!

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Anni fa ho ricevuto in regalo il miele delle Pitcairn. Fantastico, con mille note di frutti tropicali, decisamente unico. C'entra molto relativamente col video, ma pazienza.
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ieri ho visto il video di Yes Theory su quest'isola ed oggi esce questo
davvero strana coincidenza
bello che qualcuno parli finalmente del lato negativo dell'isola

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1808, Oceano Pacifico. Dopo aver cacciato foche nei freddi mari antartici, il capitano americano Mayhew Folger sta tornando verso casa a bordo della Topaz, una piccola imbarcazione a vela. L’equipaggio sta finendo le scorte di cibo ma, per fortuna, uno dei marinai avvista la terraferma. Si tratta di un’isola montagnosa e verdeggiante, che tuttavia non figura su alcuna mappa di bordo.

Mentre la Topaz si avvicina, Folger scorge una colonna di fumo in lontananza, e ne deduce che la misteriosa isola debba essere abitata. Entusiasta, il capitano dirige I suoi verso la spiaggia più vicina. Qui, una volta sbarcati, gli uomini fanno un incontro inaspettato. Ad accoglierli ci sono due ragazzi dalla pelle olivastra, con il naso lungo e gli occhi incavati. «Hello!» saluta istintivamente Folger, sperando che quegli indigeni siano pacifici.

Uno dei due ragazzi ci pensa un po’, poi alza la mano e risponde. «Hello! Are you an englishman?», in perfetto accento British. Folger strabuzza gli occhi: che diamine ci fanno, due inglesi dalla pelle scura, su un’isola dimenticata da Dio? Domanda più che legittima. Sembra una storia inventata, ma no, non lo è, per quanto, come vedrete, assurda e inquietante.

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L’ammutinamento è compiuto. Ma c’è un problema.

Il capitano Bligh, che è un marinaio esperto, probabilmente si salverà, riferirà l’accaduto, e Londra invierà una bella nave da guerra a sopprimere I ribelli. Bisogna dunque trovare un nascondiglio sicuro. Inizialmente, Christian e gli ammutinati trovano riparo nell’isola polinesiana di Tubuai, dove però I nativi del posto oppongono resistenza. Allora, il Bounty dispiega di nuovo le vele, questa volta verso Tahiti.

Per giustificare il suo ritorno, e soprattutto l’assenza del capitano Bligh, Christian riferisce al re Pomare I che ha ricevuto ordine da James Cook in persona di stabilire un insediamento inglese sull’isola. Peccato che Pomare I, che contrariamente a quanto evidentemente pensava Christian non è uno sprovveduto, sappia perfettamente che Cook è morto sotto le pugnalate degli hawaiiani da almeno dieci anni. Colto in fallo, Christian deve cercare un altro rifugio. Ma stavolta non tutta la ciurma è d’accordo.

Una decina di marinai, infatti, scelgono di stanziarsi a Tahiti, e con soli otto uomini rimasti, Christian non può far muovere una nave lunga trenta metri. Così, escogita un piano piuttosto crudele. La sera prima di partire, Christian contatta tutti I tahitiani con cui lui e I suoi fedeli hanno stretto amicizia nei mesi passati, e li invita a partecipare a una festa d’addio sul Bounty.

Tra gli invitati c’è anche quella che ormai Christian considera sua moglie, Mauatua, una figura di spicco all’interno della società tahitiana. Grazie a lei, sulla nave presenziano altre tredici donne, tra cui ci sono una bambina e un’aristocratica, e sei uomini, di cui due sono nobili. Mentre inglesi e tahitiani festeggiano insieme e sono anche un po’ brilli, Christian coglie l’occasione per levare l’ancora e portare il Bounty in mare aperto.

Quando I tahitiani se ne accorgono, è troppo tardi. Non sapendo nuotare, donne e uomini rapiti evitano di tuffarsi in mare. Christian promette loro che affronteranno un grande viaggio, pieno di scoperte. Mauatua giocherà un ruolo chiave nel tranquillizzare I polinesiani, e nel convincerli a fidarsi degli inglesi del Bounty.

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